domenica 24 luglio 2011

In sogno, a Midellan

"...I ragazzi sorridevano e lo guardavano. Trascorsero dei minuti di attesa. Evidentemente nessuno di loro aveva il coraggio di fare il primo passo nella comunicazione e preferivano studiarlo. Col tempo iniziarono a fare commenti scherzosi, specialmente le ragazze, di cui alcune presero a valutarlo senza il minimo pudore. A Lù piaceva essere oggetto dell’interesse femminile e la situazione lo divertiva, d’altra parte bisognava porre fine all’attesa. Per un po’ calò il silenzio. Infine egli capì che era arrivato il momento e provò a dire qualcosa: “Dove sono? E voi chi siete?”
L’approccio non era stato dei più fantasiosi, ma produsse il suo effetto.
Si fece avanti una giovane dai capelli rossi, alta e formosa, di una bellezza veramente fuori dal comune; sembrava uscita, a parte l’abbigliamento che un po’ la penalizzava, da una sfavillante pubblicità di prodotti alcolici.
Lei gli sorrise apertamente e parlò in una lingua sconosciuta ma morbida e sonora, che ricordava come cadenza il portoghese brasiliano.
Ascoltando quella voce carezzevole successe a Lù un altro fatto insolito: dopo pochi attimi iniziò a comprendere il senso delle parole.
La bella ragazza rossa gli stava chiaramente dicendo: “Tu sei l’Ospite dalla Porta di Cristallo?!”. Era una domanda o un’affermazione? La giovane inoltre aveva pronunciato ‘Ospite dalla Porta di Cristallo’ come se si trattasse di un concetto importante e risaputo ma destinato a un’entità mitica, un po’ come si usano ‘Messia’, ‘Araba Fenice’ o ‘Uomo Nero’.
Tutto questo ottenne il solo risultato di confondere le idee a Lù. Riprovò a fare un minimo di chiarezza e disse: “Dove ci troviamo?”
La risposta, decisa, fu: “A Midellan!”. L’interlocutrice aveva assunto l’aria di chi ti fa capire simpaticamente che hai chiesto un’ovvietà.
L’Ospite concluse che Midellan corrispondeva a Milano, dunque egli si trovava dove fin da subito aveva pensato di essere. Si sforzò allora di rendere la surreale conversazione un po’ più interessante, meno scontata e chiese: “Che ci faccio qui? Per caso qualcuno di voi mi ha chiamato?”
La domanda doveva proprio avere colto nel segno. La rossa fece evaporare dal suo bel viso un inizio di espressione annoiata e gli sorrise con attenzione e curiosità. Confermò: “Sei proprio colui che noi chiamiamo l’Ospite dalla Porta di Cristallo!”
A questo punto assunse un tono formale, quasi da cerimonia ufficiale e avvicinandosi gli disse: “Benvenuto a Midellan, io sono Muhar”. Nel frattempo gli porse per salutarlo la mano sinistra, che era liscia e affusolata, con le dita lunghe e sottili.
Quando Lù ebbe risolto con un po’ d’impaccio il problema di salutare qualcuno al contrario e gliela strinse a sua volta, la trovò inaspettatamente tenace come l’acciaio: non aveva mai ricevuto una stretta di mano così forte e decisa.
“Ahi! Ehm… io sono Lù, cioè Luigi”.
Muhar riprese a parlagli: “Lu-Is, la tua domanda è pertinente: qualcuna di noi ti aspetta. Sali sulla collina, fino al Primo Tempio. Ora ti devo salutare, spero di rincontrarti presto, fai un buon sogno”.
Detto questo, girò sui talloni e si allontanò.
‘Di certo è una donna insolita: non si perde in chiacchiere’, pensò Lù. Subito dopo però le parole ‘collina’ e ‘sogno’ iniziarono a girare vorticosamente nella sua mente e sentì il cuore pulsare sempre più forte, fino all’affanno. Si chiese: ‘Collina, quale collina?’
Alzò gli occhi e vide che in effetti, oltre le strane rocce-palazzo, iniziava il pendio piuttosto scosceso di un grande dosso. L’ondulazione misurava forse duecento metri di altezza, era in parte coperta da bosco e si allungava verso nordovest.
Una strada iniziava a poche decine di metri da lui. Risaliva la collina in diagonale e sembrava lo stesse proprio aspettando, invitante. Ma l’altra parola rimasta in sospeso, ‘sogno’, presto invase pulsando tutti i pensieri di Lù: ‘Sono in un sogno, anche Muhar lo sapeva, io sto sognando, mi devo svegliare, stavo guidando! Mi devo svegliare subito!’..."

martedì 19 luglio 2011

Una mattina di novembre, a Milano...

"Era una giornata fredda, fosca e ventosa, tipica di novembre. La coda era quasi ferma, come di solito in quel tratto. Lù ingannò il tempo divagando con la mente e i sensi. Notò che verso nord le nuvole erano più scure del restante grigiore e questo gli provocò un brivido al pensiero dell’inverno imminente. Amava il caldo, la luce e la vitalità contagiosa della bella stagione.
Ritrovò il sorriso scorgendo alcune ragazze che spavalde correvano nel parco. Infine si mise a guardare il profilo degli edifici davanti a sé. Per un attimo lo scambiò per il pendio di una collina. Stava per abbandonare quest’idea bizzarra quando fu trafitto dal ricordo del sogno fatto la notte precedente. Riviverlo fu un’esperienza singolare. Rivide tutto come se si trattasse di un buon film in tre-d.
All’inizio del sogno si trovava a pochi isolati dalla posizione reale e stava percorrendo a piedi una nota strada verso il centro della città. Il viale era molto più ampio che nella realtà. Nella fascia centrale si trovavano eleganti giardini all’italiana con vasche e fontane. Nella scena era di sicuro primavera, l’aria era tiepida e profumata.
Lù fu colpito da un altro particolare, o meglio dall’assenza di un ingrediente fondamentale: mancava l’onnipresente rumore di fondo della città, quel disturbo costante che aveva accompagnato da sempre la sua vita metropolitana. Al contrario, nel sogno si udiva solo il canto degli uccelli, il suono del vento, dell’acqua gorgogliante e qualche voce lontana. Attraversò una passerella sopra una vasca con pesci dai colori molto accesi. Notò che dall’acqua saliva del tepore, come se si trattasse di un grande acquario riscaldato.

Mentre le immagini scorrevano, fu attraversato da un pensiero: era sorprendente il modo in cui stava ricordando quel sogno, poiché lo riviveva con estrema precisione di particolari. Inoltre, pur essendo apparentemente cosciente e attivo, non poteva che registrare quanto vedeva e sentiva, cioè non poteva spostare l’attenzione a piacimento. Proprio come in un film.
Provò paura per questo. Per tranquillizzarsi pensò che si sarebbe potuto staccare dalla visione in un istante, se avesse voluto. Ma la sua curiosità lo fece restare. Voleva saperne di più e carpire il senso di ciò che gli veniva mostrato..."